Zone fondamentali nella parte lombarda del Parco del Ticino

(Documentazione tratta da: "Il Parco del Ticino"- Autori vari- 1989 Copyright: Autostrade- Gruppo IRI-ITALSTAT)

 

Attualmente il Parco Lombardo del Ticino è suddiviso in sei zone fondamentali su cui insistono caratteristiche naturali, e quindi vincoli, norme e criteri di gestione fondamentalmente diversi.

Tralasciando le articolazioni più puntuali in cui sono ulteriormente suddivise queste zone, esse possono essere così definite:

Sulle zone A, comprendenti 1100 ettari, e B di 11.000 ettari, vigono ovviamente i vincoli più rigidi, quali il divieto di uscire dalle strade e dai sentieri battuti, il divieto di esercitare attività ricreative che possono danneggiare flora e fauna, ecc.

Nella zona C a parco agricolo forestale, ampia 38.000 ettari, vigono invece norme più articolate, che consentono attività ricreative, sportive, turistiche e attività agricole e di conduzione ordinaria dei boschi, attività comunque meglio definite da specifici piani di settore.

Analogo discorso vale per la zona G agricola, vasta 15.500 ettari.

Un discorso particolare merita invece la zona IC, di iniziativa comunale orientata, vasta 24.500 ettari e sulla quale, fatte salve le modifiche tali da rendere compatibili gli strumenti di programmazione comunale al P.T.C.(verifiche di compatibilità e conseguenti modifiche degli strumenti regolatori ormai attuate su quasi tutti i 46 Comuni del Consorzio), le Amministrazioni Comunali esercitano in modo totalmente autonomo l'ordinaria e la straordinaria amministrazione e non dipendono, se non per pareri autonomamente richiesti e non vincolanti, dall'Amministrazione del Parco.

La zona D comprende invece aree di limitata estensione su cui vigono disposizioni particolari in ordine alla specificità di interesse archeologico o per la presenza di insediamenti di notevole interesse storico-ambientale (particolari opere di presa idraulica, marcite di interesse storico, ecc). (*)

 

 

 

Maggiori difficoltà si sono incontrate nelle definizioni puntuali delle riserve e monumenti naturali da tutelare, nella valorizzazione dei beni di interesse storico, artistico e monumentale e nella definizione dei sistemi di mobilità interna ed esterna al Parco; a ciò si è comunque sopperito con interventi assunti di volta in volta.

Ad esempio, in divieto e la regolamentazione della circolazione con i mezzi motorizzati nelle aree più delicate del fiume è stato applicato gradualmente attraverso un'operazione denominata "Isola Ticino" che ha consentito, in un arco di tempo di quasi 2 anni, di chiudere al transito motorizzato tutti gli accessi al fiume.

Oggi, fatti salvi gli automezzi di servizio di soccorso, da Sesto Calende al Po, nessuno autoveicolo può accedere alle rive del fiume senza il rischio di incorrere in pesanti sanzioni.

Numerosi parcheggi sono stati predisposti dai Parchi in aree adiacenti al fiume, al fine di consentire una adeguata e ordinata sosta a quanti vogliono addentrarsi nei boschi e lungo le rive del Ticino per goderne le bellezze in completa tranquillità.

Analogo provvedimento si sta adottando per la navigazione a motore: attualmente lungo il fiume è consentita la navigazione di mezzi con potenza inferiore a 20 Hp. E' auspicabile invece vietare completamente la navigazione in alcuni periodi dell'anno e in alcuni tratti del fiume, nonché contenere il numero di imbarcazioni, e ciò per impedire danni al delicato ecosistema fluviale.

Anche per le cave si è proceduto a redigere dei piani di recupero poi affidati per la realizzazione a Ditte del settore controllate e dirette da tecnici di fiducia del Parco.

Va anche sottolineato il ruolo attivo che i due Parchi (Lombardo e Piemontese) stanno svolgendo per la riqualificazione faunistica del fiume, in particolare con operazioni di reintroduzione di specie di fauna selvatica presenti sino ad alcune decine di anni or sono nel Ticino e oggi estinte.

Il Parco Lombardo del Ticino ha avviato la reintroduzione della tartaruga d'acqua dolce mentre il Parco Piemontese del Ticino ha avviato in alcuni mesi il progetto di reintroduzione della lontra, nobile mammifero simbolo della vita animale nelle acque dl fiume e ormai estinto ( le ultime lontre del Ticino furono abbattute nel 1974).

Nel 1986 il Parco Lombardo del Ticino ha adottato il "Piano di settore per il governo delle aree interessate elle evoluzione del fiume Ticino".

Questo piano ha come obiettivo quello di minimizzare i dissesti idrogeologici causati dalle acque, garantendo comunque al fiume il maggiore livello possibile di qualità ambientale.

Interventi "pesanti" di canalizzazione sono consentiti solo in prossimità di ponti, centrali idroelettriche o centri abitati; per il resto viene garantita al fiume una fascia di divagazione dove le acque possono liberamente esercitare la propria azione dinamica senza porvi ostacolo alcuno se non per quanto riguarda piccoli interventi di imbrigliamento attuate con tecniche bioingegneristiche.

La qualità delle acque e il governo dell'assetto idrogeologico del fiume sono infatti per il Parco fluviale gli elementi fondamentali che giustificherebbero da soli la sue esistenza; purtroppo proprio in questo campo si verificano le maggiori incomprensioni e difficoltà operative.

 

(*) Vedere la fonte sopra citata per quanto riguarda la parte piemontese del Parco

 

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