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Le piene del Ticino di rilevanza storica

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L'alveo del Ticino 
(dal Lago Maggiore al Po)

 

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(Fonte: "Il Parco del Ticino" 1989, Autori vari, - Edito per conto di Autostrade Gruppo IRI - ITALSTAT)

La piena più grande di cui si conservi memoria storica risale al 2 ottobre 1868, anno in cui le portate del fiume, nel tratto sublacuale, raggiunsero i 5.000 m³/s (calcolo del De Marchi).

La seconda piena, per ordine di importanza, è proprio quella dell’autunno 1993 con un massimo superiore ai 2.500 m³/s (sempre misurati all’idrometro di Sesto Calende) raggiunto il 15 ottobre.

Altri eventi di piena rilevanti (superiori ai 1.500 m³/s) si ebbero nell’ordine:

2.200 m³/s settembre 1981 - 1.676 m³/s aprile 1986     2.000 m³/s novembre 1951 - 1.630 m³/s settembre 1960 1.810 m³/s novembre 1963 - 1.570 m³/s ottobre 1991  1.802 m³/s maggio 1983  -    1.530 m³/s ottobre 1976  1.770 m³/s novembre 1968  - 1.520 m³/s ottobre 1965 

Nota nostra: l’ultima piena si è verificata nell’ottobre 2000  Di essa non possediamo dati sulle portate del fiume           

Le caratteristiche geomorfologiche del Ticino sono state descritte dal E. Caroni ed F. Maraga nello studio "modellamenti naturali di un corso d’acqua sublacuale in assenza di contributi laterali" (Bologna 1986, seminario "modelli dei fenomeni idraulico fluviali").

Il Ticino presenta tre forme caratteristiche:

  1. la forma unicorsale ad anse "costrette" (all’incirca i primi 30 Km);
  2. forma pluricursale (per circa 50 Km);
  3. forma unicursale meandriforme;

Le forme caratteristiche dipendono dalla pendenza media del tratto considerato e, dunque, dalla relativa granulometria dei materiali presenti.Il modello pluricursale si sviluppa entro i depositi della piana alluvionale e presenta un canale di deflusso dominante, sempre attivo, con canali secondari variamente distribuiti, attivati in condizioni di piena ordinaria. La forma unicursale meandriforme si sviluppa negli ultimi 27 Km di percorso, con un unico canale di deflusso.

L’alveo di piena

La forma unicorsale si sviluppa nel primo tratto (circa 30 Km) del fiume, ed è determinata essenzialmente dalla costruzione delle scarpate del terrazzo fluvioglaciale, alte in media 40 m, composte alla base da depositi argillosi molto compatti, sottostanti a depositi ghiaiosi.  Le forme pluricursale e meandriforme si manifestano invece nei depositi della piana alluvionale legata genericamente all’attuale corso d’acqua, larga in media 6 Km e limitata dalle scarpate del terrazzo fluvioglaciale alte circa 20 m.Le dimensioni medie dell’alveo, di conseguenza, risultano essere progressivamente crescenti, da nord verso sud, fino all’altezza di Zelata (Bereguardo).Da questo punto, il Ticino si restringe, fino ad assumere il carattere di fiume unicursale dal Mezzanone (Carbonara Ticino) fino alla foce in Po. Utilizzando come base la divisione di Caroni-Maraga, vengono di seguito descritte le dimensione medie dell’alveo in tratti:                                                     

A - Ponte di Sesto Calende – presa Villoresi 222.7 m     

A1- Presa Villoresi – foce Marinone 207 m                    

B1- foce Marinone – presa Sforzesco (Cuggiono) 493 m

B2- presa Sforzesco – darsena di Motta Visconti 589 m 

B3- darsena di Motta Visconti – ponte Barche di Bereguardo 337m                                                              

C – ponte di Bereguardo – ponte della Becca 266 m

 

 

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